Il vetrocemento è un elemento estremamente presente negli edifici delle nostre città, ma, nonostante la presenza capillare, quando pensiamo a questo elemento raramente pensiamo ai virtuosismi architettonici fatti di giochi di luce, bensì al “vecchiume” associato all’architettura italiana di un tempo.
Quando si parla di vetrocemento, o meglio di vetromattoni, si parla di un materiale composto da due forme di vetro pressate insieme in modo da lasciare all’interno una camera d’aria. Questo elemento nasce nel XX secolo come molti altri in ambito industriale: tamponamenti trasparenti che illuminano l’area di lavoro senza sacrificare la solidità delle strutture.
Ma è solo verso gli anni 30 del secolo che l’elemento prende piede grazie a quell’architettura sognatrice e di principio tipica di quegli anni.
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Storia del vetrocemento
Quando Paul Scheerbart scrive nel 1914 Architettura di Vetro sogna un mondo in cui la luce non è che il simbolo di un possibile mondo nuovo: il decadimento dell’architettura borghese fatta di chiusura e la messa in atto di una rivoluzione spirituale.
Nello stesso Anno Bruno Taut, materializza il sogno del vetro come redentore, progetta infatti il Padiglione di Vetro in occasione dell’Esposizione del Deutscher Werkbund di Colonia, una cappella semitrasparente dall’esterno, un caleidoscopio dall’interno, dando così i natali al vetro come materiali non solo tecnico ma di espressione.

Bruno Taut, Glass Pavilion, interno, 1914
Saranno poi molti progettisti negli anni successivi a continuare questa novella tradizione reputando il mattone in vetro congeniale all’architettura modernista e razionalista fatta di onestà dei materiali: da Pierre Chareau con la prima Maison de verre a Le Corbusier, per cui era impensabile scindere il costruito dalla sua interazione con la luce.
Il materiale viene impiegato ampiamente in tutti i decenni successivi per costruire i “palazzoni” di tutto l’occidente, tanto che negli anni settanta il New York Times ne dichiara ufficialmente il boom. È da quel momento che, così come tutte le cose che passano dell’avanguardia artistica all’uso popolare (nel senso sia pauperistico che quantitativo del termine), subisce un tracollo reputazionale divenendo, con l’eccezione di pochi casi virtuosi come la Maison Hermès di Renzo Piano del 2001, poco a poco l’elemento un po’ pacchiano che conosciamo oggi.

Maison Hermes, Renzo Piano, esterno
Utilizzo ad oggi, l’illuminazione degli spazi.
Sarà per il ritorno in voga dello stile retrò (specialmente il cosiddetto mid-century modern), o semplicemente per una questione estetica, sta di fatto che nell’ultimo decennio il vetro mattone ha cominciato la sua risalita verso la wall of fame (gioco di parole voluto) dei materiali costruttivi.
Ma al di là dell’aspetto, la questione è molto più pratica di ciò che sembra.
Con la crescente richiesta di spazi abitativi nelle città, rea della riduzione della metratura degli alloggi, consegue un’altrettanta richiesta di soluzioni salvaspazio, ma soprattutto “salvaluce”.
In questo senso murature semitrasparenti sono ideali per dividere gli spazi abitativi senza rinunciare alla luce naturale, soprattutto per stanze con poca luce naturale o addirittura prive di finestre.
I bagni, (soprattutto quelli ciechi) sono sicuramente le stanze dove questa necessità può tradursi al meglio e in maniera più interessante in risposte progettuali. Da intere pareti traslucide a tamponamenti parziali per rendere la doccia non solo un sanitario ma un vero e proprio spazio abitativo.
Il vetrocemento inoltre è naturalmente non poroso quindi resistente all’acqua e all’umidità e, cosa forse più importante, garantisce la privacy dell’ambiente che illumina, cosa ovviamente non ottenibile con la demolizione totale (o parziale) di un muro.
Medesimo è il discorso per quanto riguarda i corridoi, spesso bui e angusti, in particolare nelle case più vecchie.
Per quanto riguarda il confronto con i semplici pannelli di vetro, il vetrocemento ha caratteristiche di isolamento termico maggiore, rendendolo più sostenibile per l’ecosistema casa, ha caratteristiche di resistenza maggiore agli urti e soprattutto richiede minori manutenzione e pulizia.
Infine è importante evidenziare che quando si parla di vetromattone, seppur è più probabile che venga subito in mente il formato semplice “ondulato”, sono presenti sul mercato numerosissime tipologie, forme, e soprattutto colori che permettono di creare giochi di luce personalizzati e ambienti totalmente unici.
William Ciaccia